Cosa stai ascoltando?

Buongiorno a tutti visto che sono ormai le 6:00…
Perche’ non consigliare i nostri artisti piu’ nascosti!
Si, quelli che ascoltiamo ma solo se siamo soli, perche’ sappiamo che a non tutti piacciono, e allora non appena siamo soli in macchina o davanti al pc, ecco che escono le musiche piu’ strane…..o sbaglio!!
Stavo ascoltanto un cantautore italiano, non credo molto conosciuto, ma comunque molto aprezzato.
E’ un artista che ho conosciuto tramite uno squallido e freddo scambio di cassette, mentre si andava a prendere l’aperitivo.(anni fa’)
La prima volta che lo ascoltai (giuro) dissi ma che e’ st’alcolizzato, infatti come primo impatto ascoltai “non bevo piu’ tequila” e da li lo etichettai in maniera non propio elegante,
poi non ascoltai piu’ molto perche’ arrivammo al locale.
In poche parole questa cassetta rimase nella mia macchina per parecchio,(succede anche nelle migliori macchine) finche’ non avendo nulla di fresco da ascoltare (come succede quando si e’ in buona compagnia) misi su questa cassetta che era un miscuglio di brani del vecchio Sergio, mambo, smoot jazz, acustica, e altro,………….. non vi dico il puttiferio in quella macchina, -ma che e’ sto schifo-, -ma buttala-, -spegni-, -dagli fuoco…ecc,ecc!
Ma vi assicuro, che avrei reagito cosi anch’io, infatti vi consiglio di ascoltarlo cercando di passare dallo stadio non mi piace nemmeno un po' a quello ma...proviamo a resistere!
E non si sbagliava, credo che succeda a molti di voi di ascoltare la musica a seconda dell’umore che stiamo vivendo, ecco…. Sergio Caputo ai tempi degli esordi 83 circa,ed io ero ancora tabanotto infatti lo ascoltai 10/15 anni dopo il suo esordio, e iniziai ad apprezzare quelle sue musiche molto allegre e autobiografiche.
Poi piano piano, comprai tutti gli album, anche perche’ non e’ che ne ha fatti molti. Ma la cosa strana e’ che Sergio Caputo non ha mai amato cantare e mettersi in luce d’avanti a tanta gente, fu’ cosi che mi feci in quattro per andare ad una spece di (mini)concerto (che poi si trattava di un locale jazz, stile locali degli anni 90 sui navigli a Milano per chi e’ del posto) insomma un piano bar, con 80/90 posti, riuscii io e la mia morosa ad avere due bigletti, e cosi andammo a Salice Terme (PV), alla Ca’ di sass (la casa di sassi) e ascoltammo per due ore interrotte, jazz, mambo, swing, tutto un miscuglio di melodie caraibiche sudamericane, a cui io non ero abituato, visto che fino all’epoca andavo ai concerti negli stadi e vari palazzetti dove la musica ti spacca in quattro, per ascoltare i miei miti, che poi eran quelli della maggior parte dei miei cooetanei, metal, trash, punk, industrial, grunge ecc.
Il tutto servito in un locale, che in pochi minuti si scaldo’ e il tutto dinvento’ molto accoglente, quasi come se ci conoscessimo tutti, anche Sergio fece la sua parte inizio a farsi fotografare, firmare autografi sui tovaglioli del locale, in 10 minuti non cera piu’ un tovagliolo…azz manco fosse Frank Sinatra!!!😆
Be’….lasciamo perdere le mie menate, tornando al cantautore, che a quanto pare se ne sta in America da un po’ di anni, ha promesso di tornare in Italia per un tour, lo stavo leggendo ora sul sito ufficiale,
da quanto ho letto fa’ molte tappe a Marzo, e comunque per chi non lo conosce consiglerei vivamente un album che non puo’ sicuramente disgustare ad un amante di smoot jazz “THAT KIND OF THING”, ve lo consiglio, anzi ecco una piccola recensione sul cd, e qui qualche pezzo da ascoltare

“That Kind of Thing” e’ l’album di Sergio Caputo, realizzato in California.
E’ un album strumentale, genere “Smooth Jazz” (cioe’ Jazz Liscio), uno stile molto popolare negli U.S.A. che annovera fra gli altri artisti come George Benson, Norman Brown e Kenny G.
In questo album Sergio Caputo esordisce come strumentista, suonando le melodie – godibilissime anche per i non appassionati di jazz – con la chitarra. Atmosfere jazz dal sapore a volte latino, “That Kind of Thing” e’ un album da ascoltare in relax, che non vi stanchera’ mai.

QUI CI SONO TUTTI I CD

Ma son propio fuori, ripeto il sito

Provate ad ascoltare qualcosa, se non vi piace….io cio’ provato!!! (giuro non mi ha pagato nessuno)

Curiosita’ copiate dal sito

CURIOSITA’

FOLK STUDIO

Il Folk Studio era una cantina umida e puzzolente situata sotto un palazzo nel cuore di Trastevere (Roma). Le pareti erano insonorizzate con sacchi di iuta, c’era un piccolo bar con tre o quattro bottiglie, e la sala vera e propria era uno stanzone, in un angolo del quale c’era una pedana alta dieci centimetri, il palco. Da questa postazione precaria è partita gran parte della canzone d’autore italiana che oggi ascoltiamo. Sarebbe troppo lungo elencare i nomi, oggi illustri, che hanno iniziato proprio in quella topaia a far sentire la propria voce, ma si dice che perfino un non ancora famoso Robert Zimmerman (Bob Dylan), di passaggio a Roma, vi fece un’apparizione cui assistettero una trentina di persone. Il Folk Studio ha chiuso i battenti da molti anni.
UN SABATO ITALIANO
aneddoti vari

La batteria del brano “Un sabato italiano” venne rifatta ben tre volte. Sembrava che nessun batterista fosse in grado di azzeccare l’andazzo giusto. Alla fine la palma d’oro andò a Derek Wilson, batterista inglese che, nonostante anni di rock e il pop, si ricordava come suonare lo swing.
Incredibilmente a nessuno, neanche a me, venne in mente di chiamare un batterista jazz.

Il brano “bimba se sapessi” diceva inizialmente “citrosodina granulare”. Mentre l’album era in distribuzione venimmo contattati dalla casa farmaceutica che produce la citrosodina, e un funzionario zelante ci informò che nominare un medicinale in qualunque forma di comunicazione è sempre e comunque considerato pubblicità, e la legge sulla pubblicità dei medicinali impone di dire anche “leggere attentamente le avvertenze” e “usare con cautela”. Ovviamente non potevo inserire queste frasi nel brano. Per non rischiare una multa miliardaria da parte del ministero della sanità, fui costretto a rientrare in studio e a cambiare la frase con la prima cosa che mi venne in mente: “idrofobina vegetale”! Agghh! Ci sono in giro solo 5000 copie con la versione originale in vinile, e vengono vendute a carissimo prezzo sul mercato nero.

La maglietta che indosso sulla copertina dell’album riproduce una pagina storica di un giornale americano che annunciava il trasferimento di Frank Sinatra a Hollywood per andare a girare dei film. Il titolo era appunto “Frankie goes to Hollywood”. Neanche un mese dopo che il mio disco era in giro venne fuori il primo album del gruppo inglese “Frankie goes to Hollywood”, e tutti pensarono che la mia maglietta fosse un gadget del gruppo stesso, di conseguenza mi feci la fama di fan accanito della loro musica (e per qualche tempo lo fui veramente).

Sempre nella copertina di “Un sabato italiano”, nello sfondo si intravede una moto parcheggiata davanti a un bar, di cui si può leggere la targa su copie particolarmente chiare. Qualche anno fa, dopo uno spettacolo, è venuto dietro le quinte il proprietario di quella moto per ringraziarmi. Grazie alla mia copertina, pare che quella moto avesse acquisito un valore storico.

Durante gli scatti della foto dimenticai di togliermi il portachiavi dal passante dei jeans. La casa discografica ebbe da ridire.
Le foto dei cocktail sul retro della copertina sono rigorosamente fasulle, e nei bicchieri c’è solo acqua colorata. Nonostante questo, e me ne dolgo, fui involontariamente responsabile delle sbronze di tutti coloro (tanti) che decisero di provarli tutti. Io, semplicemente, mi feci la fama di alcoolizzato.

Il titolo del brano “Mercy bocu” è, ovviamente, uno strafalcione. Ma ai tempi io e i miei produttori pensammo che scrivere “beaucoup”, come sarebbe stato corretto fare, ci avrebbe complicato la vita in radio, tagliando fuori tutti i dj che non sapevano il francese. Anni fa mi resi conto che avevamo ragione: il mio album “Egomusicocefalo”, dal titolo quasi impronunciabile, ebbe in radio qualche difficoltà.

Il titolo “Un sabato italiano” ebbe invece successo, tanto che generò una tendenza. Ancora oggi mi ferma la gente per la strada e mi fa i complimenti per “Un sabato bestiale” o per “Una domenica italiana”. Il più perverso fu quello che mi fece i complimenti per “una domenica bestiale”.

Ben quattro mie ex fidanzate si identificarono nel brano “Spicchio di luna”, e a tutte e quattro dissi, mentendo, che effettivamente era dedicato a loro.

Il brano “Mettimi giu” mi fece guadagnare grandi simpatie fra i consumatori di cocaina. La frase incriminata era “…mettimi giu due righe”. Inutile ogni sforzo di spiegare che non mi riferivo a droghe di nessun tipo.

Il brano “…E le bionde sono tinte” mi procurò invece grandi simpatie fra le parrucchiere, e ancora adesso mi chiedono in molti se poi, alla fine, preferisco le bionde o le more.
BASSIGNANO

Ernesto Bassignano è uno dei cantautori “storici” della musica italiana. Appartiene alla generazione dell’ormai lontano ’68, e come altri suoi colleghi oggi più famosi cantava canzoni a sfondo civile. Negli anni settanta, al Folk Studio, c’erano tre personaggi emergenti che si esibivano abbastanza regolarmente: Venditti, De Gregori e Bassignano. Di questo terzetto giornalisti e pubblico di allora erano disposti a giurare che sarebbe stato proprio Bassignano a “sfondare”. Sappiamo tutti, oggi, che le cose andarono diversamente. Perchè Bassignano non sfondò? Azzarderò un’analisi rigorosamente personale: Bassignano aveva un talento formidabile per farsi dei nemici. Bassignano era (dovrei dire è perchè è vivo e vegeto, ma spero che gli anni lo abbiano “ammorbidito”) una delle persone più difficili con cui si potesse avere a che fare.
Antidivo, critico su tutto e su tutti al punto che perfino i suoi colleghi temevano la sua lingua tagliente, aveva un fiuto infallibile nell’identificare e denunciare il benchè minimo cedimento al “frivolo”… Insomma, un autentico rompiscatole.
Inoltre Ernesto aveva il vizietto di corteggiare (spesso con successo) le donne di amici e nemici senza distinzioni ne’ riguardo, e questa è la cosa che più di tutte fece infuriare parecchia gente “importante”.
Come se non bastasse, invece di raccogliere il successo che sicuramente riscuoteva e meritava, e frequentare salotti cultural-chic, nei quali era peraltro richiestissimo per le sue doti di caustico intrattenitore, saliva da solo sulla sua macchina scassata e andava a fare concerti sul cocuzzolo di una montagna per i contadini, o nelle fabbriche più remote, concerti dai quali il più delle volte tornava senza neanche il “politicamente corretto” rimborso spese.
Inutile dire che tutti questi suoi “difetti” furono proprio le cose che me lo fecero amare di più, ed Ernesto rimane (anche se ci sentiamo di rado) uno degli amici più cari che abbia mai avuto. Alcune delle sue canzoni mi fanno tutt’ora venire la pelle d’oca, in quanto autentiche poesie, nelle quali c’è sicuramente impegno civile, ma che non e’ mai fatto cadere dall’alto, mai presentato sotto forma di “predica”. Non c’è mai lo scadimento nello slogan o nel luogo comune, nella retorica , o nella “forzatura” politica.
Insomma lo spigoloso Bassignano, nelle sue canzoni, si trasforma in uno dei poeti più delicati e sensibili della musica italiana moderna, capace di lasciare nel cuore di chiunque lo ascolti una grande profonda serenità.
Oggi Ernesto fa il giornalista free lance, per testate e anche per programmi radiofonici. Sarebbe però ora che qualcuno si prendesse la briga di riportare il suo lavoro all’attenzione del pubblico. Io spero di aver contribuito in qualche modo con questa pagina che, probabilmente, lo farà infuriare. Ciao Ernesto!
TONY SCOTT

Tony Scott e’ un clarinettista-sassofonista americano che ho avuto il piacere di ospitare su “Italiani Mambo”. Ancora oggi considerato uno dei clarinettisti piu’ creativi della storia del jazz, ha suonato praticamente con tutti i grandi, ed e’ stato parte attiva nell’invenzione e nella crescita del Be-Bop. Era per esempio insieme a un giovane Dizzy Gillespie nella band di Cab Calloway, era solito scarrozzare Charlie Parker sul sedile posteriore della sua moto, era nel gruppo di Billie Holliday. Per qualche motivo lascio’ gli U.S. e venne a vivere in Italia, dove prosegui’ la sua carriera di musicista in un incomprensibile semi-anonimato.
Pochi sapevano chi era veramente, e quando raccontava le sue avventure con Charlie Parker e con Dizzy, spesso veniva considerato un contaballe. Invece non solo era tutto vero, ma era anche facile riconoscere il lui il grande musicista che in effetti e’!
Fu proprio lui a presentarmi Dizzy Gillespie.
DIZZY GILLESPIE

Non mollava la sua mitica tromba neanche quando andava in bagno. Non beveva, non fumava, era molto religioso. Non esattamente lo stereotipo del jazzista cui siamo abituati. A settant’anni suonati aveva i progetti e l’entusiasmo che potrebbe avere un ventenne. Progettava di aprire una scuola di musica. Voleva mettere il copyright sulle sue famose guance gonfie, farne dei poster e venderli per tirare su un po’ di extra. Rimpiangeva di non avere mai avuto un suo brano nei primi posti delle classifiche e, ridendo, si augurava che riuscissi a farlo io, in modo che la sua tromba conoscesse, sia pure per opera di un’altro, il brivido della hit parade. Non accadde. Nonostante le dicerie, lui e Miles Davis erano in ottimi rapporti, anche se secondo lui il miglior trombettista vivente era Marsalis.Come tutti gli afroamericani della sua generazione, aveva dovuto subire dai bianchi ogni sorta di umiliazioni. C’è stato un tempo in cui gli era proibito entrare da cliente negli stessi locali in cui, sul palco, era la star. Negli anni ’60, in un ancora oggi famoso hotel di Las Vegas, dove la sera il suo spettacolo era sempre sold out, gli venne proibito, di giorno, di bagnarsi in piscina, e neanche una telefonata durissima del suo amico senatore Bob Kennedy al manager dell’hotel ebbe il potere di cambiare la situazione. Nonostante questo Dizzy era la persona più tollerante di questo mondo. Io, che non ho mai imparato a scrivere la musica sulla carta, gli avevo fatto preparare le partiture dei brani. Lui le prese in mano (vedi foto in Album foto) e poi mi disse che non aveva mai imparato a leggere la musica scritta. E’ possibile che mi abbia preso in giro, ma in ogni caso stracciammo le partiture e lui si mise a suonare ad orecchio. Non mi è possibile dimenticare l’immagine di Dizzy in mutande nella sua camera d’albergo a Barcellona, alle 5 di mattina, che con l’agilità di un gatto saltò sul letto per recuperare la sua valigia in cima all’armadio. Sembrava un neonato di 150 chili. Decise di partire da solo in treno, a quell’ora assurda, perchè ormai non aveva più sonno. Lo accompagnai in taxi, ero distrutto dalla fatica mentre invece lui, settantenne, era fresco come una rosa.
E RINO?

Me lo chiedono in molti. Rino (che è un soprannome) era un mio caro amico di molto tempo fa, col quale ho condiviso “un pezzo di strada”, nonchè una serie di avventure e disavventure del periodo single. Rino è stato anche per un po’, insieme ad altri, il mio produttore. Come spesso avviene agli amici dei periodi di “crescita”, la vita di ciascuno può prendere strade diverse, e può capitare di perdere le tracce anche di persone che ti sono state molto vicine in un periodo della tua esistenza. Credo che ora faccia il regista.
HOBBY

Essendo una persona che ha fatto del proprio hobby primario una professione, durante il tempo libero non sapevo proprio cosa fare. Non sono sportivo. Non sono tifoso di alcuna squadra. Ho scarso interesse per i motori (salvo un periodo motociclistico archiviato con la nascita dei miei figli). A carte non so giocare e ogni volta che ci provo tutti si arrabbiano per la mia distrazione. E allora? E allora mi sono messo ai fornelli, con risultati, mi dicono, molto incoraggianti. Per lo più cucina tradizionale italiana, e un repertorio che va dalle paste di ogni genere, ai bolliti misti, al pesce. E anche per i vegetariani ho sempre qualcosa (basta non mettere carne o pesce, il resto è tutto uguale). Oltre a ciò ho avuto anche dei momenti di gloria nel bricolage, per esempio, mi sono costruito un armadio che funziona benissimo con tanto di cassetti. Il brano “Flamingo” lo scrissi proprio mentre ero affaccendato in questa missione.

dal sito ufficiale: Sergio Caputo

~ di maxfjster su 22 aprile 2007.

3 Risposte to “Cosa stai ascoltando?”

  1. posta per M. Davis da Bird:
    mi devi scusare per la malformazione di bloomdido
    pronto per lei MAESTRO Bloomdido 2.:( blue Charlie)
    il quintetto Parker si ricompone visita sito http://www.evilowl.it

  2. Ciao Giuliami Sauro,
    io ho cercato di mettere un artista Italiano, sconosciuto e non seguto, anche se a mio modesto giudizio mi ha tenuto molta compagnia….naturalmente con i grandi!!!
    Ciao e grazie della dritta!

  3. Ebbene si! sono un metodico, da 34 anni al mattino sempre i JETRHO TULL, magari le più acustiche. Per quanto riguarda Sergio Caputo, sappiate che prima di fare stronzate (e ribadisco stronzate) in campo musicale, ne faceva di peggio in quello pubblicitario….figuratevi l’hanno cacciato pure da li.

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