Acid Jazz

L’acid jazz è uno stile musicale jazz che incorpora elementi di jazz, funk e soul, e che, rielaborando il concetto di fusion, punta alla integrazione di numerosi elementi musicali contemporanei, fra cui l’hip-hop, ma contrapponendosi a quella tendenza del jazz rap che su basi di musica jazz gioca con le parole: il vero interesse dell’acid jazz è la componente musicale.

Insieme agli strumenti classici del jazz, quali i fiati (tromba, sassofono, trombone) si affianca con insistenza il basso (o contrabbasso) e la tastiera in modo armonico.

Cenni storici

L’acid jazz nasce sul finire degli anni ’80 in Inghilterra. La prima testimonianza discografica risale al 1987 con “Acid Jazz and other illicit grovees” su Urban Records, nella quale vengono definiti gli stilemi del nuovo genere e dove sono presenti oltre a Jamie Principle (la parte acid/soul), James Taylor Quartet (la parte jazz-funk).

In seguito i due DJ produttori Gilles Peterson ed Eddie Piller saranno fra gli animatori del genere. Gilles Peterson è un DJ radiofonico ed animatore del Dingwalls a Londra e conia il termine Acid Jazz su ispirazione della acid house e dal jazz contaminato con il funk e con l’Acid rock degli anni a cavallo tra i ’60 ed i ’70. Sul finire degli anni ’80 escono quattro raccolte della BGP che collezionano il meglio di quel suono (tra gli altri Funk inc, Charles Earland, Brother Jack McDuff). Peterson fonda nel 1989 l’etichetta discografica Talkin’ Loud distribuita da Polygram, della quale si ricordano tra gli altri: il gruppo Galliano (sono presenti due ex Style Council, White e Mick Talbot) con la loro fusione di jazz, soul e hip hop; gli Incognito gruppo che ruota attorno a Jean Paul ‘Bluey’ Maunick con la collaborazione delle cantanti Maysa Leak e Jocelyn Brown, dei quali memorabile è “Jazz/Funk” (1981); i Marxman con i loro hip hop politicamente impegnato e gli Young Disciples; per ultimo il soul di Omar con “There’s Nothing Like This”.

Eddie Piller, veterano della scena Northern soul e Mod, fonda invece l’Acid Jazz Records (agli inizi con Peterson). Questa etichetta divenne famosa per le compilation “Totally Wired”, in cui veniva illustrato e lanciato il genere di frontiera “acid jazz”. Questa etichetta lancierà l’artista che diventerà più popolare nel genere: Jamiroquai. La prima uscita del “folletto inglese” è con il singolo “When you gonna learn” (con l’introduzione suonata con il singolare strumento australiano didgeridoo). Jamiroquai, la cui musica è fondamentalmente un mix tra disco music e soul (l’influenza di Stevie Wonder sembra chiara in “Emergency On Planet Earth” del 1992) che si trasformano in sonorità garage house nelle versioni remix di alcuni suoi singoli, strapperà un contratto miliardario alla Sony.

Altri artisti prodotti dall’Acid Jazz Records sono i Brand New Heavies, i quali – anche per merito della bravissima cantante statunitense N’Dea Davenport – ottengono un discreto successo persino negli USA con l’album “Brother, Sister” (e lanciandosi anche in duetti con rappers americani come Guru, ad esempio nell’album Heavy rhyme). Alcune hit acid jazz sono venute dagli US3 con “Cantaloop” (una cover Cantaloop island di Herbie Hancock).
Interessante anche l’album “Antidote” di Ronny Jordan.

In Italia grande successo hanno riscosso le performance dell’ex tastierista dei Prisoners James Taylor con il suo James Taylor Quartet, di cui citiamo l’album “Wait a minute” (su Urban) con una notissima cover del tema di Starsky ed Hutch (Theme from Starsky and Hutch, brano di Lalo Schifrin).

Sul versante più funky, grandi attenzioni sono state riversate sui Freakpower gruppo creato da Norman Cook (già negli Housemartins e noto successivamente come Fatboy Slim) ed il cantante trombonista Ashley Slater. Da ricordare il loro album “Drive-thru booty” (Island, 1994) con i brani “Turn on, tune in, cop out” e “Get in touch”.

Altra etichetta di frontiera è stata la Mo-Wax: grande impatto ebbe la versione di “For what it’s worth” (originale dei Buffalo Springfield) da parte dei Love T.K.O., gruppo più trip hop che acid jazz.

Si citano anche il gruppo tedesco Die Toten Hosen con “Fancy You” e gli spagnoli Speak Low con “In The Fridge”.


Una Risposta to “Acid Jazz”

  1. Ciao sono alla ricerca di un locale acid jazz a milano…puoi aiutarmi??

Lascia un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: